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UNO SGUARDO ATTORNO VEDUTE PANORAMICHE DI MILANO NEI SECOLI ![]() |
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| VEDUTE
PANORAMICHE E A VOLO D'UCCELLO DELLA CITTÀ DI MILANO NEI
SECOLI PASSATI |
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Plastico che rappresenta Mediolanum capitale di una parte
dell'impero, collocato all'ingresso del Museo Archeologico di
Milano, in corso Magenta. La fotografia è stata scattata mettendosi di fronte a Porta Orientale (attuale piazza S. Babila), quindi da un punto di vista delle coordinate geografiche è come se guardassimo da est/nord/est in direzione ovest/sud/ovest; infati in primo piano si vedono le terme Erculee (attuale corso Europa), mentre all'estremità opposta è possibile vedere il circo dove si tenevano le corse a cavallo e le gare con le bighe. Nella parte sinistra dell'immagine si nota la zona paludosa appena fuori le mura est (attuale zona di via Pantano) e, più in lontananza, la celebre via Porticata che usciva dalle mura di Medioanum in corrispondenza di porta Romana; sullo sfondo si vede la basilica di San Lorenzo alle colonne e l'imponente mole dell'arena. Sono state messe in evidenza le doppie mura: quelle più interne a delimitare il castrum di età repubblicana e quelle esterne a delimitare la cosiddetta espansione erculea con le terme omonime. |
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Un'altra
immagine della Mediolanum Tardo imperiale questa volta, però,
disegnata da Francesco Corni, il quale è stato ed è tuttora un
celebre disegnatore che ha lavorato per molti anni per conto
della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Aosta e del
Piemonte. Corni si è specializzato nelle ricostruzioni prospettiche delle località, degli edifici, nonché degli oggetti d'arte mobiliare dell'antichità. L'insieme del disegno restituisce l'idea di una vera e propria metropoli di duemila anni fa, che doveva essere densamente edificata e altrettanto densamente popolata. In questo disegno anche il suburbio che caratterizza tutta la zona sud al di fuori delle mura - nel quale spicca l'ovale dell'anfiteatro - sembrerebbe fortemente urbanizzato. |
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Interessante
veduta di Milano del cartografo fiorentino Pietro del Massaio,
miniata nella seconda metà del Quattrocento (1472) e conservata
presso la Bibiloteca Apostolica Vaticana. La forma tondeggiante
mette in evidenza - con una certa cura - le mura con le numerose
torri e le Porte cittadine dei terraggi medievali difesi dalla
fossa, mentre al loro interno si notano i principali palazzi e
numerose chiese con il nome di allora (es. il Broletto è
indicato come "Elbroecco"). Il castello è ancora quello
visconteo detto di Porta Giovia, poi modificato e chiamato,
ancora oggi, Sforzesco ed è posto centralmente in alto, quindi
il disegno non è perfettamente orientato secondo i punti
cardinali geografici. Per quanto riguarda i corsi d'acqua sono
indicati il torrente Nirone che entra in città tra Porta
Comasina e il castello, il naviglio Grande (privo di nome) che
entra da Porta Ticinese, il Seveso (privo di nome) che entra da
Porta Renza e, a seguire, prendeva il nome di cavo Canosa,
mentre al centro dell'immagine si nota il cavo Cantarana. In
alto, fuori dalle mura, si vedono due palazzi, uno dei quali
apparteneva al segretario ducale Tommaso Tebaldi di Bologna (Tomasi
Bononiensis). Curiosamente, nel cartiglio in alto si legge
il nome "Mediolanus" invece di "Mediolanum". |
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Foglio
tratto dal volume "Historia Mundi", opera meglio conosciuta con
il nome di "Cronaca di Norimberga", pubblicata nel 1493. Siamo agli albori della stampa e come si evince dall'immagine, nelle immagini riportate nelle opere dei cartografi d'oltralpe il disegno panoramico della città di Milano non aveva nulla a che vedere con la reale disposizione degli edifici e della struttura urbanistica della Milano medievale. Il disegno, infatti, è di pura fantasia tanto che ai nostri occhi di osservatori moderni tale veduta panoramica avrebbe potuto tranquillamente essere usata per rappresentare anche altre città della Lombardia, come ad esempio, Bergamo o Brescia. |
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Foglio
tratto dall'opera: "Supplementum Supplementi delle Chroniche
del venerando padre frate Jacobo Philippo, del ordine
heremitano primo auttore. Nouamente visto, vulgarizato, &
historiato, & con somma diligentia corretto: con la gionta
del 1524. infino al 1535". Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un disegno di fantasia, seppure si possa notare un vago tentativo di rappresentazione dei terraggi con le torri e con la doppia cinta di mura che circondavano la Milano medievale: "città dignissima e potentissima in Francia Cisalpina", come si può leggere nel testo. Il modo di disegnare le torri e la cinta delle mura ricorda vagamente il disegno della pianta di Milano di Pietro del Massaio. |
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Disegno
prospettico del 1578 di Nunzio Galiti, nel quale si comincia a
intravedere, finalmente, la reale forma urbis del
capoluogo lombardo. La prospettiva, come si usava allora, mette
il castello sforzesco come punto di riferimento in alto, quindi
non sarebbe perfettamente orientata secondo i punti cardinali
come usiamo fare al giorno d'oggi. Il disegno è dedicato a
Giuseppe Goselini, primo segretario di sua maestà cattolica in
Milano, in occasione della fine della peste di S. Carlo: si
possono notare, infatti, i numerosi fopponi ancora parzialmente
attivi fuori dalle mura e, nel cielo, sono stati raffigurati i
Santi protettori della città inginocchiati davanti al Cristo
risorto. A quella data, erano già state costruite le mura
spagnole, pertanto si può notare la cerchia interna dei navigli
con i terraggi e le antiche Porte medievali, mentre all'esterno
si vedono le mura e i bastioni con le nuove Porte d'ingresso
alla città, circondate dal canale Redefossi, le cui acque erano
alimentate dal naviglio della Martesana e dal torrente Seveso. |
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In questa veduta della città di Milano di Giovan Battista Riccardi, datata attorno al 1720, si nota un buon orientamento del disegno secondo i punti cardinali geografici, infatti in basso si vedono le Porte lungo la fascia dei bastioni sud (da sinistra a destra: Porta Ticinese; Porta Lodovica; Porta Vigentina; Porta Romana), mentre il nord è indicato dalla Porta Comasina, situata tra il Lazzaretto e il castello Sforzesco. All'esterno delle mura, oltre alla gran mole del Lazzaretto, si possono notare il borgo degli Ortolani con il complesso di S. Ambrogio ad Nemus appena fuori Porta Tenaglia, mentre, a sud/ovest, spicca il borgo de la Rippa (dove nacque Bonvesin, l'autore del libro "De magnalibus Mediolani"). |
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Una
tra le più note vedute prospettiche della città di Milano venne
stampata da Geremia Wolffÿ ad Augusta Vindelicorum (oggi
Augsburg, Augusta), nel 1730. I topografi e gli stampatori
d'oltralpe, naturalmente, si basavano sui disegni originali dei
topografi e dei vedutisti italiani, quindi in alcuni casi
potevano sorgere delle dubbie interpretazioni e dei refusi
riguardo al testo originale. Nell'elenco delle chiese di questa
veduta, infatti, viene indicata una intitolazione a Sant'Alvaro
assolutamente inesistente; dalla prospettiva del disegno e
dall'allineamento dei vari campanili, si intuisce che doveva
trattarsi, in realtà, della chiesa di San Nazaro in Pietrasanta
(demolita nel 1888, per fare spazio alla nuova via Dante). La
confusione deve essere sorta da una cattiva interpretazione del
testo originale: Nazaro... Alvaro. La facciata del duomo di
Milano a quell'epoca era ancora allo stato rustico, ma veniva
rappresentata dagli incisori tedeschi in modo del tutto simile a
quelle delle loro cattedrali gotiche. LINK per vedere l'allineamento tra le chiese di S. Liberata e di S. Nazaro nel disegno. LINK per vedere gli allineamenti tra S. Nazaro e le chiese vicine, su una mappa orientata a nord. |
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Sempre
della stessa epoca (1730 ca.) a Norimberga venne stampata questa
acquaforte con la veduta prospettica della città di Milano, da
Johann Peter Wolffs. L'inquadratura è simile alla precedente, ossia da ovest (si vedono, infatti, le mura con il portello del castello Sforzesco) verso est, con la facciata gotica di fantasia del Duomo di Milano. La legenda riporta circa la metà dei numeri di riferimento reativi ai campanili delle chiese e delle torri dei palazzi rispetto all'immagine precedente, con l'uso dei caratteri gotici. In primo piano, si possono notare dei militari che si stanno avvicinando al capoluogo lombardo con dei pezzi di artiglieria. |
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Solo
qualche anno dopo (1733) e sempre ad Augsburg (Augusta) venne
stampata da Engelbrecht Martin questa veduta prospettica
disegnata da Thomas Christian Werner e Friedrich Bernhard,
l'incisione è di Philip Andreas. In questa immagine i numeri di riferimento con il nome delle chiese sono messi in due cartigli nella parte alta dei due lati, mentre la didascalia in basso si dilunga nel descrivere le caratteristiche principali della città di Milano: in latino con il carattere corsivo a sinistra, in tedesco e con l'uso dei caratteri gotici a destra. In primo piano sono stati rappresentati i personaggi mitici, che furono i capostipiti dei Signori di Milano con il loro blasone: si vede chiaramente il biscione con la corona ducale, mentre sta inghiottendo un fanciullo. |
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Acquaforte
datata 1750, del disegnatore Friedrich Bernhard e stampata da
Leopold Johan Christian, ad Augsburg (Augusta). In questa imagine - con un'inquadratura del tutto simile alle precedenti - i cartigli con le indicazioni dei nomi delle chiese sono tenute da una coppia di angeli in volo. La doppia didascalia (in latino e in tedesco), posta in basso, utilizza per entrambe le lingue il carattere corsivo. In primo piano, questa volta, è rappresentata una tranquilla scena rurale. |
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Acquaforte
del 1751 stampata probabilmente in Italia e di autore ignoto,
intitolata: La Città di Milano Capitale di tutto il Ducato
Milanese. A differenza dell'immagini precedenti, in questa non vi è l'indicazione delle chiese, sebbene la facciata del Duomo sia stata rappresentata ancora in maniera fantasiosa, come in buona parte delle stampe tedesche di quell'epoca. Per dare un tocco di realismo, nel cielo sono stati disegnati dei gruppo di uccelli in volo sopra la città. |
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Acquaforte
datata 1770, disegnata da Enrico Jonville e incisa da Marco
Sebastiano Giampiccoli. Anche in questa immagine la didascalia non reca l'elenco delle chiese, bensì una dedica al chiarissimo Antonio Terzi, patrizio di Bergamo e nobile milanese, con al centro il blasone di famiglia. Il profilo della città di Milano, comprese le figure in primo piano, è esattamente uguale a quello dell'immagine precedente, con un paio modifiche inserite dal disegnatore che sono rappresentate da un albero collocato in primo piano (tutto a sinistra) e una lieve diversità nella disposizione degli uccelli in volo nel cielo. |
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Acquaforte
disegnata, nel 1780, da Besset a Parigi, che non riprende
l'intero profilo della città di Milano, ma solo una fascia nella
zona nord, fino ad arrivare al Duomo (con la solita facciata
gotica, di fantasia). In realtà, il disegno sembrerebbe incompleto anche per un altro particolare: a fronte della didascalia che riporta alcune informazioni relative alla città di Milano e con una decina di numeri con le indicazioni dei nomi delle chiese principali, stranamente tali numeri di riferimento non sono stati riportati in corrispondenza degli edifici che si vedono nel disegno della veduta prospettica della città. |
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Acquaforte
disegnata e incisa da Domenico Aspari nel 1792, dal titolo:
"Veduta del Castello con parte della città". A differenza delle immagini precedenti, dove l'inquadratura era da Porta Vercellina in direzione est (quindi con il castello tutto a sinistra), in questa immagine l'inquadratura è un stata presa da nord/ovest esattamente in linea con il castello, mettendo in evidenza i principali edifici civili e religiosi che vanno dal Duomo (tutto a sinistra, disegnato in maniera realistica e sul quale spicca il suo bel campaniletto, demolito nel 1866) fino ad arrivare alla chiesa di Santa Maria delle Grazie (tutta a destra). In primo piano Domenico Aspari dà sfoggio alla sua vena artistica, riprendendo una scena con dei gruppi di persone ormai prossimi alla città, intente nelle loro occupazioni: coppie che stanno camminando in direzione del castello; visitatori che consultano un disegno o una mappa; due giocatori seduti a terra; le galanterie di un giovane nei confronti di un paio di signore e l'immancabile carrozza con un tiro a due cavalli. |
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Acquaforte
disegnata da Giacomo Bussi e incisa da Fumagalli a Milano, nel
1820, dal titolo: "Veduta generale della città di Milano". Anche in questo caso l'inquadratura non è più da Porta Vercellina in direzione est (quindi con il castello tutto a sinistra), ma è un stata presa da un'angolazione più a nord, ossia dal borgo degli Ortolani, quindi con il castello che - in quest'immagine - risulta essere spostato tutto a destra. Il Duomo è visto dalla fiancata nord ed è stato disegnato in maniera decisamente realistica, con le sue principali guglie e non più con la monumentale facciata gotica di fantasia delle incisioni tedesche. |
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Heinrich
Keller fu un noto topografo/geografo zurighese che durante la
sua attività professionale non si limitò a produrre carte e
mappe geografiche, ma ebbe modo di manifestare tutta la sua vena
artistica, disegnando delle eccellenti vedute panoramiche di
alcune città, come ad esempio, questa spettacolare visione a 360
gradi di Milano, disegnata direttamente dalla guglia della
Madonnina del Duomo del capoluogo lombardo. L'artista decise di
disegnare solo gli edifici principali, lasciando così degli ampi
spazi tra questi ultimi, nei quali indicò le vie principali
della città; mentre nella campagna - fuori dalle mura cittadine
- sono stati indicati le principali località del contado e da
buon zurighese e cittadino svizzero, Keller non si è dimenticato
di evidenziare la data (1515) con il simbolo della battaglia dei
Giganti, combattuta dagli gli Svizzeri contro i Francesi tra San
Giuliano Milanese e Melegnano (Marignano). Sullo sfondo si
vede la catena alpina: dal monte Baldo a est, fino al Monviso a
ovest, mentre a sud è possibile vedere e leggere un paio di nomi
delle cime degli Appennini, che delimitano la Pianura Padana
verso mezzogiorno. La mappa è di dimensioni ragguardevoli perché
è ad alta risoluzione ed è stata disegnata, come indica la
notazione in basso a sinistra, dal Duomo di Milano nel 1816. |
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Una
veduta prospettica ripresa dalla torre del castello Sforzesco
(non era ancora stata edificata la scenografica torre del
Filarete all'ingresso del castello, che oggi ammiriamo). In
realtà, l'immagine è composta da due distinti disegni
affiancati, motivo per cui la linea di mezzeria si raccorda con
un leggero sfasamento angolare tra le due immagini e, sempre per
lo stesso motivo, le estremità della catena delle Alpi (a
sinistra) e quella degli Appennini (a destra) sembrano
leggermente più vicine tra di loro di quanto non lo siano nella
realtà. Il risultato è comunque eccellente (sembra di guardare
una vera fotografia), con la possibilità di riconoscere
facilmente le principali chiese con i loro tiburi e i loro
campanili, nonché i principali edifici, mentre, in primo piano,
si possono osservare numerose persone indaffarate nelle varie
attività quotidiane e i soldati intenti nelle loro manovre
militari davanti all'ingresso del castello. Acquatinta
attribuita a David Schmid e datata attorno al 1820. Sopra le terrazze del Duomo, anche in questa prospettiva si nota la presenza del campaniletto, demolito nel 1866. |
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Veduta
di Milano dall'Arco della Pace, disegnata da Filippo Montini e
pubblicata nel 1830. Lo stile del disegno, specie per quanto riguarda la rappresentazione delle nubi nel cielo, sembra ricalcare la tecnica dell'immagine precedente nella quale, però si aveva un'immagine della città più ravvicinata rispetto a quest'ultima che ripropone, in sostanza, la stessa veduta da un punto di riferimento posto più lontano, oltre l'Arco della Pace. Nel parco del Castello si notano le solite scene di esercitazioni militari della cavalleria e della fanteria. |
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Tra
le numerose vedute panoramiche e prospettiche della città di
Milano, ve ne sono un buon numero che inquadrano il capoluogo
lombardo da sud in direzione nord e il punto di riferimento
scelto era quasi sempre l'arco con i caselli daziari di porta
Ticinese, come si vede in questa immagine. Si noti, tra il
campanile di Sant'Eustorgio e la cupola della basilica di San
Lorenzo alle colonne (entrambe le chiese risultano essere
praticamente in primo piano, data la loro vicinanza all'arco
d'ingresso di Porta Ticinese), il tentativo di riprodurre il
profilo delle montagne con le due Grigne - identificabili con
una cima biforcuta ben visibile - e il Resegone appena a destra
delle due Grigne. Questa incisione è di autore ignoto ed è stata
pubblicata nel 1830. |
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Due
vedute dipinte da Gaetano Gariboldi (in quella sotto si lege, in
basso a sinistra: Gariboldi Gaetano disegnò dal vero) e incise
da Filippo Naymiller, databili attorno a metà dell'Ottocento. La bozza del disegno è stata tracciata dal campanile della chiesa di S. Gottardo in Corte, guardando in direzione nord e nella versione riportata sopra è stata inserita la didascalia con l'indicazione degli edifici / chiese principali che, naturalmente, risultano essere perfettamente allineati anche con il disegno sottostante. L'unica lieve differenza che si può cogliere tra i due dipinti si nota nei gruppi di persone che movimentano la piazza del Duomo; si tratta, in ogni caso, di differenze minime. Il profilo delle montagne sullo sfondo è stato riprodotto con una certa libertà interpretativa da parte degli artisti. |
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Veduta
di Milano dall'Arco della Pace ("Arc du Simplon" per i
Francesi), che risulta essere gemella con l'immagine successiva,
la quale inquadra la città di Milano esattamente dalla direzione
opposta. In questa prima immagine, dunque, lo sguardo spazia da
ovest/nord/ovest in direzione est/sud/est, avendo in primo piano
l'ampia spianata attorno al castello Sforzesco dove, come al
solito, vengono rappresentate delle manovre militari. Più avanti
domina la scena l'edificio del Duomo, mentre si nota il corso di
porta romana correre rettilineo verso la line di fuga
prospettica del disegno. In lontananza, sebbene piuttosto
sfumate, si intravedono le principali cime degli Appennini. Si
noti, sopra la torre del castello Sforzesco, il sistema a bracci
oscillanti per la trasmissione dei messaggi in codice da parte
dell'esercito asburgico. |
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Questa
seconda immagine fa pendant con la precedente, infatti
la linea di fuga, in questo caso, corre nella direzione del
Castello Sforzesco, partendo da un primo piano che ha come
riferimento l'edificio dell'Ospedale Maggiore, quindi la
prospettiva viaggia da est/sud/est verso ovest/nord/ovest. Si
noti, nella parte bassa dell'immagine, la via Francesco Sforza
ancora affiancata dal naviglio interno, con il ponte
dell'ingresso di servizio nell'Ospedale Maggiore e con delle
imbarcazioni per il trasporto di materiali in prossimità
del laghetto di San Marco (tutto a destra). Sullo sfondo e anche
in questo caso piuttosto sfumate, si vedono le cime innevate
delle Alpi. Questa veduta e la precedente sono state pubblicate
a Parigi dallo stampatore Hauser, nel 1849. Pure in questa immagine si può notare, sopra le terrazze del Duomo, la presenza del campaniletto, demolito nel 1866. |
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L'inquadratura
panoramica di questa immagine è stata presa da una posizione
posta poco a nord di Porta Orientale, così da riuscire a
inquadrare tutto il lato sud del'ex edificio del Lazzaretto di
Milano. A sinistra è possibile scorgere la cupola di Santa Maria
della Passione con il Foppone dei morti dell'Ospedale Maggiore
(San Michele Arcangelo ai Nuovi Sepolcri; oggi, più
semplicemente, la Rotonda di via Besana); mentre a destra
dell'immagine si nota il castello Sforzesco con l'Arena e l'Arco
della Pace. Sempre a destra ma tutto in basso, si nota il
tombone del naviglio della Martesana (il suo passaggio sotto il
ponte dei bastioni), situato tra Porta Comasina e Porta Nuova.
La gente si sta godendo il passeggio sia lungo i bastioni che
risultano affiancati da numerose piante, sia lungo la vasta
circonvallazione esterna. Il corso di Porta Orientale, durante
l'Ottocento, era molto frequentato dalle carrozze dei signori di
Milano, diventando una delle principali mete delle gite
domenicali, come si può vedere in numerosi dipinti dell'epoca.
Lo stradone di Loreto (oggi, corso Buenos Aires) e corso
Venezia, del resto, era il percorso fisso che gli imperatori e
gli arciduchi d'Asburgo facevano, quando da Vienna arrivavano in
visita presso la capitale del regno del Lombardo-Veneto. L'autore di questa veduta, pubblicata nel 1854, è il pittore Giuseppe Elena. |
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Milan
a vol d'oiseau. Xilografia datata 1864, dipinta
probabilmente dal campanile di S. Giovanni in Conca - usato in
quel periodo anche come osservatorio astronomico - guardando in
direzione nord, tra il castello Sforzesco e il Duomo. La piazza
del Duomo era ancora stretta e sghemba (antico sedime della
chiesa di Santa Tecla) con il Coperto dei Figini lungo l'ala
nord (edificio che verrà abbattuto in quello stasso anno) e
l'isolato del Rebecchino - che verrà abbattuto nel 1875 - il
quale occupava la parte sud di quella che oggi rappresenta la
piazza/sagrato della cattedrale milanese, molto più spaziosa e
perfettamente riquadrata in maniera simmetrica rispetto alla
facciata monumentale del Duomo. |
